L’Educazione Finanziaria : Motore del Sistema Economico

FORME DI TUTELA

Le polizze vita

Le polizze vita hanno funzione previdenziale: mirano a soddisfare una determinata o determinabile esigenza economica al verificarsi di un evento attinente alla vita umana. Questi eventi sono essenzialmente due: morte e sopravvivenza. Esistono polizze esclusivamente legate alla sopravvivenza, con finalità di risparmio o investimento, polizze che coprono solamente il rischio morte e polizze miste, che comprendono entrambi e le tipologie precedenti.

Le figure giuridiche delle polizze vita

Le figure giuridiche di una polizza vita sono tre, e possono coincidere o essere distinte fra loro:

contraente: colui che sottoscrive la polizza, paga i premi ed esercita i diritti propri del contratto. Può essere una persona fisica o una persona giuridica;

assicurato: colui sulla cui vita la polizza viene stipulata, con il suo esplicito assenso. È sempre una persona fisica;

beneficiario: colui che ha diritto alla prestazione assicurativa, e che avrà quindi il beneficio economico al verificarsi della morte o della sopravvivenza dell’assicurato. Può essere una persona fisica o giuridica e possono essere indicati in polizza più beneficiari.

Il meccanismo delle polizze vita

Il contraente paga un premio unico o premi periodici alla compagnia e l’assicurazione si impegna a versare un capitale o una rendita (a vita o temporanea) al beneficiario designato qualora sopravvenga la morte dell’assicurato in corso di contratto, o qualora egli sia in vita al termine pattuito.

Le tipologie di polizze sulla vita con funzione di risparmio

Nelle polizze sulla vita con funzione di risparmio i premi versati dal contraente vengono destinati dalla compagnia ad un’apposita gestione separata dal resto del proprio patrimonio ed investiti. Alla scadenza del contratto saranno riconosciuti al beneficiario la somma dei premi versati e parte del rendimento ottenuto dalla gestione separata, meno i costi di gestione e di caricamento.

Ci sono poi prodotti finanziari emessi dalle compagnie di assicurazione, investimenti più a rischio che non vanno in gestione separata: le Unit Linked, gestite in fondi interni alla compagnia o fondi comuni di investimento (SICAV) e le Index Linked, legate all’andamento di indici di borsa, titoli mobiliari o materie prime. I PIP, Piani Individuali Previdenziali, infine, sono particolari forme di polizze vita destinate alla creazione di una pensione integrativa individuale.

Impignorabilità e insequestrabilità delle polizze vita

Ai sensi dell’articolo 1923 del Codice Civile le somme derivanti da polizze vita sono impignorabili e insequestrabili e, in caso di premorienza, non entrano a far parte dell’asse ereditario.

Le polizze malattie, infortuni e miste

Le polizze malattie e infortuni tutelano l’assicurato di fronte al verificarsi di eventi di carattere eccezionale quali le malattie (in generale, qualsiasi stato patologico o alterazione dell’organismo o di un suo organo) e gli infortuni (eventi influenti sull’integrità fisica della persona originato da una causa violenta, esterna ed improvvisa), aiutando a fronteggiare le conseguenze economiche negative che possano derivarne. Rientrano nell’ambito delle assicurazioni contro i danni e possono prevedere, a seconda di quanto specificamente indicato in polizza, la copertura delle spese mediche, la corresponsione di indennità giornaliere, rendite in caso di invalidità permanente.

Le polizze miste vanno a tutelare l’assicurato di fronte al verificarsi di eventi naturali attinenti alla vita umana: la sopravvivenza e la morte. Tali contratti prevedono il pagamento di un’indennità al raggiungimento di una certa età specificata in polizza, o in caso di morte qualora tale evento si verifichi prima del raggiungimento dell’età indicata.

La tutela di patrimonio, abitazione e fabbricati

Il proprietario può tutelare il valore economico della propria abitazione ed il suo contenuto stipulando un’assicurazione sulla casa. Tra le garanzie più comuni previste da questi contratti di polizza si possono indicare le garanzie incendio, furto, eventi atmosferici, fenomeni elettrici. È inoltre possibile comprendere una garanzia per la responsabilità civile (genericamente indicata con l’acronimo RC), per i danni cagionati a terzi da fatti inerenti alla proprietà dell’abitazione (ad es., crolla un cornicione sull’autovettura di un passante, il danno a quest’ultimo è coperto dalla polizza RC).

Per polizza fabbricati si intende genericamente il contratto stipulato da un condominio in persona del suo amministratore, previa delibera dell’assemblea. È anche detta polizza globale fabbricati o assicurazione condominio. Anche questa polizza tutela tanto il fabbricato per i danni che lo stesso può subire (ad es., la rottura di una tubazione), quanto i soggetti terzi, compresi i condomini (ad es., se cade una tegola sull’autovettura del proprietario di un appartamento del condominio stesso).

Le polizze RC Auto, rischi accessori e Kasko

 L’assicurazione per la responsabilità civile derivante dalla circolazione di autoveicoli (acronimo RCA) è prevista come obbligatoria (dal 1969) dalla legge italiana per i veicoli a motore circolanti su strada. Medesima obbligatorietà è estesa ai natanti. Essa copre il proprietario e il conducente dai danni cagionati accidentalmente a terzi in occasione della circolazione del mezzo, nei limiti dei massimali di polizza. Tale assicurazione comprende, inoltre, la responsabilità per i danni alla persona causati ai trasportati. Il contratto ha generalmente durata di un anno e decorre dalle ore 24:00 del giorno in cui viene pagato il premio.

Al contratto di assicurazione RC Auto possono essere aggiunte garanzie accessorie. Tra le più comuni si possono elencare la garanzia furto incendio, la garanzia cristalli, la garanzia infortuni conducente e la garanzia Kasko. Quest’ultima in particolare copre i danni al veicolo assicurato derivanti dalla circolazione, indipendentemente dalla responsabilità del conducente.

Le polizze RC Diversi, RC Operai e RC Professionali

 Con la definizione RC Diversi si intende solitamente richiamare quelle polizze che tutelano l’impresa nell’esercizio della sua specifica attività. Consideriamo per esempio una ditta specializzata in lavori di escavazione. Una benna durante uno scavo danneggia un cavo della corrente elettrica. La polizza tutelerà la ditta da eventuali richieste sia del proprietario del cavo sia di eventuali altri terzi danneggiati dall’interruzione prolungata nel tempo dell’elettricità.

L’assicurazione per la responsabilità civile operai tutela l’impresa per la responsabilità nei confronti dei propri prestatori d’opera, regolarmente assicurati INAIL, in caso di infortuni. Essa copre tanto nei confronti di eventuali richieste danni da parte dei prestatori d’opera, quanto da azioni di rivalsa dell’INAIL. Per esempio, avviene un infortunio sul lavoro derivante dallo scoppio di una caldaia non regolarmente manutenuta. L’INAIL paga l’operaio e si rivale sul datore di lavoro per specifica sua responsabilità nella causazione dell’evento. La polizza interviene a tutela del datore di lavoro, seppure con eventuali riserve in merito alla graduazione della sua colpa (eventuali esclusioni in caso di colpa grave o dolo eventuale). Le singole polizze possono, inoltre, prevedere un’estensione della garanzia alle malattie professionali.

L’assicurazione sulla responsabilità civile professionale è prevista come obbligatoria dalla legge; il D.P.R. 137/2012 prevede, infatti, all’art. 5, l’obbligo per il libero professionista di stipulare “idonea assicurazione per i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attività professionale”. Tale assicurazione tutela dunque i clienti nei confronti di errori colposi del professionista, al quale è inoltre fatto obbligo di informare i clienti stessi sui massimali di copertura.

La tutela legale

L’assicurazione di tutela legale, regolata dagli articoli 173 e 174 del Codice delle Assicurazioni, tiene indenne l’assicurato dalle spese legali che può trovarsi ad affrontare nel caso in cui si trovasse coinvolto in controversie in sede giudiziale o stragiudiziale. Qualora fosse necessaria un’assistenza legale, l’assicurato ha facoltà di scegliere il professionista dal quale farsi assistere, ma tale facoltà deve essere espressamente indicata nel contratto di polizza, salvo alcuni casi indicati dalla legge.

La previdenza obbligatoria e complementare

Il sistema previdenziale italiano si compone di tre pilastri: il primo pilastro è costituito dalla previdenza obbligatoria, il secondo dalla previdenza complementare su base collettiva ed il terzo dalla previdenza complementare individuale.

  1. La previdenza sociale obbligatoria

 La previdenza obbligatoria, in Italia, è gestita essenzialmente dall’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale) e si basa su un sistema a ripartizione: con i contributi versati dai lavoratori attivi si erogano le prestazioni pensionistiche dei lavoratori non più attivi. Se il numero dei pensionati supera quello dei componenti della forza lavoro il sistema subisce scompensi.

Fino al 1995 il calcolo delle prestazioni veniva eseguito con metodo retributivo: ci si basava cioè sulla media di retribuzioni e redditi percepiti negli ultimi anni di lavoro moltiplicandola per gli anni di contribuzione e per una determinata aliquota. Nel 1995 si è passati al sistema contributivo: il calcolo delle prestazioni viene eseguito sulla base dei contributi effettivamente versati nell’arco della vita moltiplicato per un determinato coefficiente di trasformazione.

  1. La previdenza complementare

La previdenza complementare, ovvero integrativa rispetto a quella obbligatoria per legge, si attua per scelta libera e volontaria attraverso i fondi pensione, organismi associativi costituiti come soggetti giuridici gestiti da compagnie di assicurazione, banche, SIM o SGR. L’aderente effettua versamenti liberi e volontari al fondo scelto e la prestazione pensionistica consiste in una rendita vitalizia che va a sommarsi alla pensione pubblica. Anche il TFR di un lavoratore dipendente può essere fatto confluire direttamente nel fondo pensione. Il diritto alla prestazione pensionistica si acquisisce dopo almeno 5 anni di adesione alla forma di previdenza complementare e solamente una volta maturati i requisiti richiesti per ottenere la pensione pubblica. Prima di tale termine è possibile ritirare solamente parte delle somme costituenti il fondo pensione, in determinate situazioni e non prima di aver aderito alla forma pensionistica da almeno 8 anni.

Fondi pensione chiusi (o negoziali) e fondi pensione aperti

 I fondi pensione chiusi sono riservati ad una platea di persone con caratteristiche omogenee: la stessa categoria lavorativa, la stessa azienda, la stessa appartenenza territoriale ecc. Sono definiti anche fondi negoziali perché prendono campo da atti di negoziazione fra le parti sociali, come contratti e accordi collettivi o sindacali, regolamenti di enti o aziende, accordi regionali, accordi fra liberi professionisti ecc. I fondi pensione chiusi possono essere solamente ad adesione collettiva, ciò significa che si aderisce per libera scelta individuale ma in quanto facenti parte di una collettività definita. I fondi negoziali sono istituiti dalle parti sociali ma la gestione è affidata ad un investitore professionale esterno come una banca o compagnia di assicurazione.

I fondi pensione aperti sono invece destinati ad una platea indefinita di soggetti: tutti possono aderire e l’adesione può essere sia individuale che collettiva. Vi è identità fra soggetto istitutore e soggetto gestore, che può essere una banca, una compagnia di assicurazione, una SIM, una SGR. L’autorità di vigilanza sui fondi pensione è la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione).

PIP, piani individuali previdenziali (o FIP, forme pensionistiche individuali)

 I PIP, o Piani Individuali Previdenziali, sono stati introdotti dal decreto del 18 febbraio 2000 numero 47 e sono in vigore dal 1° gennaio 2001. Sono delle particolari polizze vita, istituibili e gestibili solo da compagnie di assicurazione e possono essere solamente ad adesione singola. Le prestazioni ottenibili con un PIP sono le medesime ottenibili da un Fondo pensione, cambia però la modalità di gestione delle risorse.

I PIP possono essere di tipo rivalutabile o Unit Linked. Nei PIP di tipo rivalutabile è garantito il rimborso del capitale e talvolta un rendimento minimo. Le somme che vi sono destinate confluiscono, come per le polizze vita, nella gestione separata delle compagnie e godono di un regime ridotto di sequestrabilità e pignorabilità. Le somme destinate ai PIP di tipo Unit Linked, invece, sono investite in fondi interni alla compagnia o in un fondo comune di investimento. Non è garantito un rendimento minimo ed è possibile scegliere fra varie linee di gestione a seconda della propria propensione al rischio.

 

Estratto dal Glossario: “Parole di Economia e Finanza” © Global Thinking Foundation 2016

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