Trono di Debiti: L’Effetto Trump

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24 Dicembre 2016 APPROFONDIMENTI, ARTICOLI IN COLLABORAZIONE CON GLT FOUNDATION

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Si dice che l’istruzione apra diverse porte. Alcune porte sono già spalancate, altre richiedono tempo, ed altre ancora invece sono aperte per voi, ma tutte sono l’inevitabile risultato di un grande applauso, un pezzo di carta e una toga che avete indossato per poche ore. Esistono però delle porte particolari (più lontane dalla concezione italiana ma molto reali oltreoceano) che non si riescono a richiudere alle proprie spalle, come se qualcosa rimanesse incastrato nello stipite e non lasciasse la vostra vita accademica nel passato: i debiti dello studente.

Il problema di questi debiti e del loro peso sulle tasche dei contribuenti e dello Stato americano è diventato un argomento centrale nella recente campagna presidenziale. La materia dei prestiti federali e privati a fini accademici è una spada di Damocle sopra il Tesoro, delineata da cifre che non possono far altro che allarmare la futura amministrazione.

Il debito degli studenti ha avuto un incremento complessivo da $240 miliardi nel 2003 a $1.3 trilioni nel 2016, un aumento giustificato dall’espansione non solo del numero di studenti contraenti, ma anche dalla media del singolo prestito, che cresce ad un ritmo del 54% dal 2011: attualmente uno studente entra nel mondo del lavoro con un debito medio di quasi $30,000 (Lusardi, 2016). Il governo permette agli universitari (undergraduate – laurea di primo livello di quattro anni) di richiedere un prestito fino a $57,500, mentre non esiste un margine per i dottorati (post-graduate) da cui ci si aspetta uno stipendio futuro decisamente più alto, e quindi una maggior capacità di ripagare il debito stesso.

La crescita media del 13% nella retta scolastica non può spiegare da sola queste cifre. La distribuzione del reddito famigliare, sofferente per l’ineguaglianza e la crisi globale, aggiunge un altro pezzo al puzzle, senza però definire un quadro completo.Il fenomeno considerato è diffuso su tutto il suolo statunitense. In un recente sondaggio condotto da FINRA Investor Education Foundation, i debiti degli studenti sono distribuiti tra diversi livelli di età in modo disomogeneoh: il 45% dei cittadini compresi tra i 18 e 34 anni sono in debito, il 27% per quelli tra i 35 e 54 anni, con un rimanente 9% per i corrispondenti ultra cinquantacinquenni. All’interno del gruppo dei debitori, il 73% ha preso un prestito per finanziare la propria educazione, mentre i rimanenti hanno dedicato il finanziamento alle rette scolastiche dei figli o dei famigliari (Lusardi, 2016).

Nonostante la maggior parte dei richiedenti non ha raccolto informazioni riguardo l’istituto di emissione o le opzioni di rimborso prima (o dopo) il coh1ntratto, è necessario valutare i cambiamenti storici nei prestiti federali e privati statunitensi, insieme alle diverse tipologie di rimborso, all’alba della nuova amministrazione presidenziale.

Nel 1965 il governo americano presenta il programma Guaranteed Student Loan (Prestito garantito agli studenti), modificato successivamente durante gli anni ed adattato alle sfide della finanza contemporanea. Questo piano, chiamato in seguito Stafford Loans (Prestiti Stafford), assegnava i parametri d’idoneità, del tasso di interesse e la garanzia contro l’insolvenza al governo federale e al Congresso. In un secondo tempo, questo programma si è evoluto in due direzioni differenti: gli Stafford Loans includevano una struttura privata che fungeva come intermediario, imponendo i propri tassi di interesse ed opzioni di garanzia, mentre il programma dei Direct Loans (Prestiti Diretti) era gestito esclusivamente dal settore pubblico. In generale, i prestiti pubblici propongono soluzioni di rimborso migliori, ma difficilmente riescono a coprire l’intera retta accademica.

Dopo il 2010 con l’approvazione della legge sulla sanità ed istruzione Health Care and Education Reconciliation Act, il ruolo dell’entità privata nei Stafford Loans viene limitato a quello semplicemente “consultivo”, dedicato a monitoraggio e comunicazione. Nello stesso periodo, al Ministero dell’Istruzione viene conferita la gestione complessiva dei debiti degli studenti attraverso il programma del Federal Direct Loan (Prestito Federale Diretto), includendo anche i debiti PLUS. Il cambiamento è stato accolto positivamente dal settore privato quando la crisi finanziaria è scoppiata: restii ad emettere ulteriori prestiti non garantiti, le compagnie private hanno lasciato il palco al volenteroso governo.

Gli istituti privati sono ora tornati sotto i riflettori, spinti anche dagli eventi recenti della politica americana. I prestiti privati sono diversi dai prestiti federali che mantengono la loro primaria competitività, avendo bisogno di un “co-firmatario” solvibile e un buon profilo di credito. I prestiti privati non ammettono l’insolvenza del contraente. In contrasto, il governo federale offre prestiti agevolati e non agevolati a seconda della condizione e delle capacità di rimborso del debitore. I benefici dei prestiti agevolati includono un tasso di interesse del 0% durante gli anni accademici per gli studenti meno abbienti.

Con la legge sui debiti degli studenti (Student Loan Certainty Act) del 2013, i tassi di interesse riflettono quello dei buoni del Tesoro decennali al momento dell’emissione, fissi sull’intera durata del prestito stesso. Un tasso di interesse più alto può assicurare un incentivo ad uno sforzo e responsabilità accademica maggiore, mentre un tasso più basso permette dei pagamenti più pratici e meno insolvenze. Un’agevolazione sugli interessi è un metodo costoso e disorganizzato per ridurre la possibilità d’insolvenza, ma piccoli passi sono stati fatti verso la giusta direzione.

 

I piani di rimborso differiscono tra gli emittenti privati e pubblici, ma entrambi sono soggetti alle decisioni della legislatura e l’andamento dei mercati. La maggior parte dei richiedenti sceglie un prestito federale, mentre il 22% mostra di avere sia prestiti privati che pubblici, con differenti metodi di rimborso durante un periodo di 10-20 anni. Solo il 51% dei debitori pagano (o hanno pagato) regolarmente, mentre i soggetti rimanenti incontrano diverse difficoltà nel pagamento: i richiedenti che appartengono a minoranze etniche sono i soggetti con più segnalazioni e a rischio di insolvenza. Ricerche recenti mostrano almeno 8 milioni di Americani in insolvenza, diminuiti dagli anni precedenti con l’introduzione di programmi dell’amministrazione di Obama che prevedono opzioni di rimborso basate sul reddito. Donne e uomini sono divisi da una differenza del 9% per quanto riguarda l’abilità e l’interesse a rimborsare il prestito, una discrepanza troppo piccola per delineare un pattern concreto (Lusardi, 2016). Il problema compare nell’incompatibilità tra costo e benefici dell’educazione (Dynarski, 2014): lo studente infatti dovrebbe rimborsare il debito appena si laurea, in un momento in cui si trova particolarmente vulnerabile economicamente e in cerca di liquidità.

Pochi debitori conosco o hanno considerato un programma di rimborso in base al reddito acquisito una volta laureati ed entranti nella workforce, una soluzione interessante che necessita di ulteriore sviluppo e miglioramento. Durante gli anni di Obama alla Casa Bianca, il programma Pay As You Earn (Paga quando guadagni) limita le rate al 10% dello stipendio per 20 anni, ma non si adegua automaticamente ai cambiamenti nello stipendio del debitore, avendo quindi bisogno di una verifica annua. Questo metodo di rimborso viene usato da quasi 5.3 milioni di Americani per diversi tipi di debiti, da debiti per carte di credito a mutui immobiliari, raggiungendo l’ammontare di circa $269 miliardi. Il Ministero dell’Istruzione suggerisce questa opzione, solo nel caso in cui il metodo di pagamento standard (rateale) supera le rate dell’opzione basata sul reddito.

Questo sistema ha provocato diverse critiche: se il piano di rimborso è legato allo stipendio futuro, il debitore potrebbe essere incoraggiato ad aumentare l’importo del prestito nella speranza (o l’illusione) di un reddito alto, creando una perdita notevole per i contribuenti al termine dei 20 anni contrattuali. I debiti più ingenti saranno quindi stralciati dopo 20 anni per un importo maggiore rispetto ai richiedenti meno esigenti che rappresentano la maggioranza degli studenti in debito. Un altro aspetto che preoccupa Washington concerne gli incentivi per le università e i college di aumentare parallelamente le rette semestrali. Secondo il Government Accountability Office (GAO), l’ufficio investigativo del Congresso, il programma di rimborso basato sul reddito viene scelto principalmente dai laureati post-universitari e dottorati (post-graduate) che non presentano alcuna difficoltà ad onorare i propri debiti anche con il metodo di rimborso standard. Gli studenti che abbandonano il college prima di terminare gli studi con meno di $10,000 in debito, tendono a scegliere il rimborso rateale, portandosi ancora più a rischio di insolvenza.

La ricerca approfondita del GAO ha dimostrato come il governo si appresti a stralciare $137 miliardi (di questi, $108 miliardi vengono effettivamente stralciati mentre $29 miliardi sono annullati per morte o disabilità del contraente) nel prossimo futuro con il rimborso basato sul reddito, solo considerando l’anno fiscale 2016. Il governo inoltre si aspetta un ritorno più basso di quello previsto dal programma citato. Le critiche a quest’ultimo non finiscono qui: il Ministero dell’Istruzione non considera infatti l’influenza dell’inflazione sullo stipendio del debitore, creando significative discrepanze con le reali capacità di rimborso del contraente.

Tra queste preoccupazioni ed opportunità, gli studenti americani guardano al nuovo Presidente eletto in cerca di risposte e chiarimenti sulla sua posizione a riguardo. Sfortunatamente, Trump non ha condiviso molto sull’argomento. Durante un incontro di campagna elettorale a Maggio 2016, Sam Clovis, copresidente e consigliere della campagna per il candidato Repubblicano, ha chiarito alcune delle poche direttive politiche di Trump. Ha infatti dichiarato che la nuova amministrazione si focalizzerà sul rimuovere i programmi di prestito agli studenti dalle abitudini governative, conferendo agli istituti privati l’unica gestione degli stessi. Il coinvolgimento federale sarà quindi limitato al finanziamento del prestito, come era in vigore negli anni Ottanta. Attualmente, i prestiti federali offrono più opzioni di rimborso e tassi di interesse più bassi. I prestiti privati, invece, saranno guidati dal mercato, mentre banche ed università insieme valuteranno l’idoneità del candidato, basata sulla sua reale capacità di rimborsare il debito, facendo scomparire la tendenza a contrarre un debito più ingente del dovuto. Gli istituti federali avranno la possibilità di finanziare e gestire autonomamente solo i programmi educativi non-tradizionali. Clovis ha affermato inoltre che il nuovo Presidente propone una “condivisione di rischio” per rendere le università più responsabili riguardo il successo di un proprio laureato: rimane però da chiarire come questo punto possa essere messo in atto.

Lo stesso Trump ha ripreso l’argomento durante un rally di campagna elettorale a Columbus, Ohio ad Ottobre. Il suo piano di rimborso si sposta dal 10% sul reddito del debitore su 20 anni, costituito da Obama, a 12,5% su un periodo di 15 anni. Nonostante non abbia definito i parametri o i costi fiscali di questa manovra, egli assicura che le università saranno costrette ad abbassare le rette: attraverso il taglio dei “parametri federali che i college e le università devono sostenere con costi ingenti”, le istituzioni accademiche avranno più fondi da investire sui propri studenti, mantenendo il loro status di esenzione ed altri benefici fiscali. Con il concetto di “parametri federali”, Trump alludeva probabilmente al Gainful Employment Regulation (Regolamento sull’occupazione redditizia) e altri piani di monitoraggio stabiliti dall’amministrazione Obama, al fine di rendere le università e i college più lucrativi responsabili dei propri servizi ed abilità di occupazione dei laureati.

 

L’effetto Trump su questo Trono di Debiti estende la sua ondata fino alle imprese sponsorizzate dal governo Fannie Mae e Freddie Mac. Subito prima delle elezioni, Fannie Mae ha annunciato un nuovo piano congiunto “Student Loan Payoff ReFi” con SoFi Lending Corporation, un istituto di credito per studenti. Il piano permette agli studenti di pagare il debito direttamente all’emittente rifinanziando il loro mutuo ad un tasso più basso. Il valore delle azioni di Fannie Mae è quindi aumentato l’8 Novembre da $1.650 a $3.080 nei soli venti giorni successivi, aspettando la crescita futura delle richieste dei prestiti che offrono.

L’altra istituzione presa in considerazione è Freddie Mac, che ha sofferto molto durante gli anni di Obama al governo per l’indifferenza presidenziale alle richieste di Wall Street e le diverse cause condotte nel 2014. Come Fannie Mae, anch’essa offre prestiti agli studenti attraverso il rifinanziamento di un mutuo precedente. Il suo valore sul mercato è andato alle stelle dopo le elezioni, come per Sallie Mae, uno dei più grandi emittenti privati di prestiti agli studenti. L’aumento repentino di altri operatori lucrativi nell’ambito (DeVry Education Group e Apollo Education Group tra i tanti) non è quindi una sorpresa.

 

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Figure 3: Fannie Mae Stock Value Nov 2016. Source: Bloomberg

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   Figure 4: Freddie Mac Stock Value Nov. 2016. Source: Bloomberg

 

A Novembre, il nuovo Presidente ha condiviso la sua agenda per i primi cento giorni alla Casa Bianca, che include un blocco delle assunzioni di tutti i lavoratori federali (con l’eccezione degli ambiti militari, di sicurezza e sanità pubblica), influenzando enormemente le manovre future del Ministero dell’Istruzione. L’esistenza di quest’ultimo è stata messa a dura prova per diversi amministrazioni presidenziali fin dai tempi di Reagan, senza però riuscire a comprometterne la tenacia.

I Repubblicani hanno sempre inseguito la deregolamentazione, ed ora si trovano davanti una strada più chiara verso la privatizzazione, incentivati anche dal prossimo Reauthorization of the Higher Education Act (Legge sulla Nuova Autorizzazione dell’Educazione Secondaria). Le minacce di diminuire i fondi federali per college ed università che non limitano le proprie rette possono inavvertitamente innescare una crescita di donazioni e supporto privato alle stesse, diminuendo od azzerando così il ruolo essenziale del Ministero dell’Istruzione.

 

Il comportamento poco prevedibile del nuovo Presidente, dalla sua più completa inosservanza dei rapporti diplomatici (“La chiamata di Taiwan”) ai suoi compromessi post-elettorali, rende il verdetto sul futuro dei debiti degli studenti indecifrabile. Aspettarsi che Trump mantenga le sue promesse è un azzardo sia per i mercati che per i futuri debitori. I mercati potrebbero infatti condurre gli investitori verso certi prodotti finanziari che sono strettamente influenzati dalle scelte politiche presidenziali: mentre le parole dei presidenti americani precedenti erano considerate come patti inviolabili, i discorsi di Trump devono essere analizzati e formalizzati attentamente. In questa atmosfera di incertezza, quale potrebbe essere l’ancora di salvezza (e di stabilità) dei mercati? La risposta è paradossalmente la stessa educazione, in due diverse connotazioni.

In primo luogo, il campo dell’istruzione deve subire una ristrutturazione. Se le decisioni alla Casa Bianca sono poco chiare, istituzioni e scuole dovrebbero prendere l’iniziativa per risolvere il problema. Senza cadere nella visione limitata dei conservatori fiscali e speculatori di bolle sull’educazione superiore, non vi è alcun dubbio che l’istruzione porta ad impieghi migliori, stipendi più alti, ed infine migliori prestazioni economiche del Paese. Ciononostante, il sistema è come d’abitudine mal distribuito. Alcune lauree sono note come mezzi con maggior possibilità di successo e reddito di altre, ma l’istituzione scolastica di appartenenza impone la stessa retta per tutti i corsi. Inoltre, molte aree di studio sono sopravvalutate o sottovalutate in termine di reddito futuro. I prestiti che gli studenti sottoscrivono per conseguire queste carriere non sono adeguati ai diversi fattori endogeni. Le scuole devono quindi prendere in considerazione il reale potenziale di un corso di laurea e fare dei cambiamenti allineati. I mercati saranno in grado di offrire andamenti (quasi) prevedibili e prodotti meno rischiosi, migliorando infine il trend economico generale. Questa visione, per quanto improbabile, è un piccolo passo per rendere le istituzioni davvero responsabili non solo per il cammino accademico del singolo studente, ma anche per il loro futuro e rendimento.

Lasciando il concetto più istituzionale d’istruzione, la seconda nozione si basa sul bisogno dell’educazione finanziaria tra gli studenti stessi. Gli studenti di economia sembrano essere gli unici con una conoscenza e dimestichezza con le proprie finanze, che in parte guadagnano dal loro corso di laurea, una volta firmato il contratto di finanziamento. L’educazione finanziaria dovrebbe essere insegnata molto prima, quando gli studenti entrano in contatto con il mondo dei lavori part-time dopo la scuola e la paghetta personale. Nonostante sia particolarmente improbabile che uno studente riesca a risparmiare abbastanza per l’università, è importante per il singolo essere in grado di districarsi tra i vari prestiti ed opzioni di rimborso che gli istituti di credito offrono. I sondaggi condotti negli ultimi anni hanno delineato un ritratto allarmante sull’ignoranza e gli errori di valutazione al momento della firma del contratto. Se gli studenti potessero cambiare le proprie decisioni riguardo al prestito, il 53% di questi sceglierebbe un cammino completamente diverso. La maggior parte di loro non era al corrente del rimborso basato sul reddito, o non ha approfondito le effettive possibilità di assunzione con la carriera accademica scelta. L’istruzione, nella sua natura più intrinseca, diviene quindi la soluzione. Gli studenti liceali con una prima conoscenza finanziaria hanno molte più possibilità di scegliere un cammino di credito che è più adeguato alle loro reali capacità di rimborso. Seguendo le parole di Trump, gli studenti futuri tenderanno ad approfittare delle nuove opzioni di rimborso, con poca attenzione all’impatto reale dei tassi di interesse, rapporto di credito e debito nazionale. Il fattore privato, che il neo-eletto Presidente sembra avere particolarmente a cuore, è ancora più preoccupante. Le agenzie di credito, fino adesso legate e monitorate dal governo federale, avranno carta bianca per riscrivere le regole del Trono di Debiti. Queste imprese, insieme agli istituti accademici, stanno per diventare gli squali nel mare dell’istruzione, pronti per adeguare le loro rette e promuovere i propri interessi. In questa oscurità, la luce dell’educazione finanziaria incide ora come non mai, per permettere a tutti di raggiungere i propri scopi con le opzioni e le conoscenze migliori.

Crediti Immagine: College Humor

Figura 1 e 2: Fonte @2015 NFCS Data, GFLEC