La Digital Economy che non regge senza Educazione Finanziaria di Claudia Segre

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17 Febbraio 2017 APPROFONDIMENTI, ARTICOLI IN COLLABORAZIONE CON GLT FOUNDATION

ARTICOLO PUBBLICATO SU “FOCUS RISPARMIO” per il SALONE DEL RISPARMIO 2017

Le sfide di una nuova fase del processo di globalizzazione rafforzata dal progresso tecnologico ci mettono davanti a importanti cambiamenti nel linguaggio, nelle modalità lavorative e organizzative inerenti la famiglia. Per non parlare di tutte quelle ormai imprescindibili “facilitazioni digitali” che ci permettono di gestire la vita quotidiana nelle azioni di tutti i giorni sino all’ottimizzazione del tempo libero. Ma le peculiarità di un’economia condivisa che offre opportunità straordinarie: per combattere la disoccupazione giovanile, permettendo l’approccio al mondo delle start up ai Millenials, sino a favorire l’inclusione sociale di molte donne, che riescono così a conciliare il lavoro con gli impegni famigliari, devono farci riflettere sul rovescio della medaglia. La sharing economy nasce anche come risposta ad un impoverimento della classe media, a causa di una crisi globale dalla quale i Paesi sviluppati son usciti a pezzi e smarriti nelle politiche governative necessarie ad assicurare una crescita economica più consistente, che risulta comunque insufficiente soprattutto per l’Unione Europea.

In questo contesto l’Educazione Finanziaria assume un ruolo cruciale e fa da ponte tra le generazioni perché la sua diffusione permette ai più giovani di combattere le difficoltà nel trovare un nuovo impiego diventando imprenditori e potendo adire a finanziamenti tramite il crowdfunding o alle figure dei “business angels” . Mentre fornisce agli anziani protagonisti di una società sempre più longeva di fare scelte previdenziali e assicurative più consapevoli e coerenti con i bisogni che nascono dalla gestione accorta dei propri risparmi e patrimoni famigliari, per i più fortunati.

La scarsa diffusione della conoscenza dei concetti di base finanziari dai rischi finanziari sino alla pianificazione della spesa connotano anche la possibilità per un Paese di crescere nuove generazioni più forti in uno scenario economico e finanziario complesso come quello attuali a tassi zero se non negativi e con una volatilità elevata alimentata dai rischi politici e sociali sempre più presenti.

Una recente ricerca pubblicata dai Fondi Pensione di Allianz, e testata su un campione ampio in  10 Paesi europei, configura come da un lato il 60%  e oltre  degli intervistati abbia coscienza di concetti come inflazione o tasso di interesse ma sulla percezione e presa d’atto dei rischi connessi ai mercati finanziari non si arriva al 50%.Inoltre c’e’ ancora un gap di genere per cui le risposte corrette  sugli stessi argomenti da parte degli uomini sono maggiori per un 14% rispetto alle risposte date dalle donne intervistate.

Ancora più incredibile pensare come solo il 28% degli intervistati comprenda il significato della diversificazione

Austria , Germania e Svizzera guidano la classifica mentre fanalino di coda dopo il Portogallo c’è l’Italia , che addirittura nelle analisi OCSE del fenomeno scende sotto la Grecia .

Così l’Italia resta lontano anni luce anche da quei   60 Paesi occidentali che si sono dotati da tempo di una strategia nazionale finanziaria. Recentemente la Banca d’Italia si è fatta promotrice di un’iniziativa di censimento delle iniziative esistenti sul territorio che sono molto ma ovviamente variegate, spesso non coordinate ne’ monitorate negli obiettivi e risultati. Spesso quindi c’è il rischio di un vero e proprio spreco di risorse finanziarie e umane causato dalla frammentazione e carenza di focus delle singole attività.

Il recente tentativo poi di inserire nel decreto salva risparmio un emendamento che permetta di avviare un Tavolo di Coordinamento delle attività sull’Educazione Finanziaria su base nazionale ha trovato ostacoli politici sinceramente incomprensibili dato il retaggio di scandali finanziari e bancari che hanno caratterizzato in questi ultimi anni il nostro sistema bancario e le difficoltà emerse a supporto di risparmiatori ed investitori spesso non pienamente consapevoli dei rischi connessi ai propri investimenti.

Sviluppare progetti che lavorano sin dalle scuole superiori sull’apprendimento di tutti gli aspetti economici che permeano il nostro quotidiano diventano un fattivo aiuto alle future famiglie e a coloro che si avvicinano al mondo del lavoro prendendo atto che l’elevato tasso di disoccupazione giovanile è un muro insormontabile a garantirsi entrate finanziarie stabili e definite nel tempo . Ben vengano le iniziative delle case di distribuzione e delle fabbriche prodotto nel tentativo di presentare i propri prodotti in dettaglio ma purtroppo gli sforzi sin qui fatti non sembrano essere stati sufficienti e son gli stessi istituti bancari e finanziari che dovrebbero farsi promotori di attività finalizzate non ad una “supposta soddisfazione del cliente” ma alla pienezza della trasparenza e della disponibilità dovuta a chi con i propri soldi si gioca il futuro proprio e delle generazioni a venire.