La ripetitività del malessere: riflessioni su un’identità di genere ancora statica e atemporale

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27 September 2017 NEWSLETTER

Serena Spagnolo

Self, Identity, Symbol e Sense rappresentano i quattro sistemi di significato primari attraverso i quali l’individuo opera un processo di costruzione della propria identità, processo fortemente influenzato dalla dimensione sociale e nel quale l’interazione dello stesso individuo con l’everyday life declina le diverse modalità di comunicazione del “chi sono”.

L’identità di genere, “l’essere donna”, che sembrerebbe avere nel caposaldo della differenza dei genitali l’unica marca distintiva qualitativa della propria definizione, che non dovrebbe avere ripercussioni sulla possibilità di autodeterminazione in quanto individuo in sé dotato delle piene possibilità di esercitare la libertà di scelta, in realtà risulta essere fondata su dinamiche di continua negoziazione e mediazione tra una pars costruens e una pars destruens che traggono la propria forza da tre componenti chiave l’educazione, l’interazione e la comunicazione.

Non solo “Essere donna”, ma “Essere donna qui e ora”.
Nonostante tutti i cambiamenti, che con dura fatica si sono messi in campo, il più delle volte con l’augurio e la speranza che divenissero normalità, nonostante tutte le battaglie combattute e vinte (apparentemente – mi chiedo), tutti i giorni constatiamo con a amarezza e a caro prezzo (il prezzo della vita! il più delle volte) che la bandiera delle pari opportunità sventola sempre a mezza asta.
La teoria dell’anaciclosi di Polibio ha colto nel segno, presentandoci il conto nei fatti di cronaca o sul web: ancora oggi gli stereotipi di genere hanno vinto, o almeno così sembra.
Dai risultati di alcuni sondaggi (Ricerca Rosa Shocking 1 e 2 di We World Onlus) apprendiamo che: secondo 1 uomo su 2 il matrimonio è il sogno di tutte le donne, 7 su 10 sono convinti che per una donna fare sacrifici per la famiglia sia più facile, per 1 su 3 la maternità è l’unica esperienza che possa rendere una donna completa, quasi la metà del campione intervistato pensa che l’uomo sia più adatto a sostenere il bilancio familiare.
Inoltre, sempre da sondaggi recenti evinciamo che: la violenza domestica è causata dal fatto che le donne sono esasperanti, la violenza sessuale è incentivata da un abbigliamento provocante e che un uomo tradito è normale che perda il controllo sfogando la sua rabbia sulla donna.
Non dimentichiamo tutte le offese, i commenti aggressivi e a sfondo sessuale sul web.
Neppure le giovani generazioni escono fuori da queste logiche di pensiero, cosa a mio avviso più allarmante.
Sono tornati i Barbari!

Purtroppo l’asset del cambiamento non è stato ancora metabolizzato dai più, a dispetto della civiltà e della modernità (nella piena accezione popolare che il temine può avere) che si gridano a gran voce.
L’identità di genere non è un’identità meccanica e scontata, come vorrebbero ancora oggi farci credere.
L’identità di genere è una tensione dinamica e dialettica tra creatività e riflessione che ha portato, porta e porterà ogni donna a riorganizzarsi intorno ad un core inedito di valori e aspirazioni, tutti personali.

Sentiremo ancora dire “Se l’è cercata” a fronte di azioni vergognose come gli stupri.
L’identità di genere ci ha imbrigliate in quanto donne in tanti grandi equivoci, facendoci vivere
ogni sano turning point come un dramma personale, come se non avessimo la possibilità di essere
o fare altro da quello che la paidéia, ovvero l’educazione come sistema di valori codificato e
universalmente accettato, prescrive.
Role-taking e Role-making: la donna prima di tutto è moglie e madre. Ancora oggi.
Nell’immaginario collettivo dovremmo essere tutte “The Stepford Wives”: casalinghe perfette ed ineccepibili e poi, non dimentichiamoci che “Le madri sono più adatte a prendersi cura dei figli”.
Le donne ancora oggi, nonostante i passi avanti che sembrava si fossero compiuti tra gli anni 90 e il nuovo secolo, restano relegate a ruoli tradizionali e, anche in una prospettiva di emancipazione che pure ha una sua propria dimensione concreta, continuano ad esercitare sempre marginalmente la propria libertà di scelta; basti pensare a quella che oggi viene classificata come violenza economica.

Possiamo confidare solo nell’educazione come procedura operativa per contrastare questi stereotipi di genere e queste false rappresentazioni.
In questa ottica di educazione si pone il progetto Donne al Quadrato, un’iniziativa di responsabilità sociale ed economica avviata da Global Thinking Foundation, in collaborazione con Assiom Forex, e con il supporto delle istituzioni nazionali più importanti per i mercati finanziari.
Questo progetto, in fase di avvio, attraverso un percorso di educazione finanziaria (conoscenza spesso preclusa alle donne) e di mentorship, pensato soprattutto per donne in difficoltà, proverà a dare una risposta concreta e innovativa che sia input di cambiamento e generi come output donne consapevoli e libere di scegliere.
Un cambiamento, per essere incisivo deve attestarsi su tre livelli: culturale, simbolico e territoriale.

Continueremo a ripeterci nel parlare di identità di genere.
Continueremo a ripetere che c’è ancora molta strada da fare.

Serena Spagnolo