Trono di Debiti: l’Effetto Trump

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27 Settembre 2017 NEWSLETTER

Arianna Filippi

Si dice che l’istruzione apra diverse porte. Alcune porte sono già spalancate, altre richiedono tempo, ed altre ancora invece sono aperte per voi, ma tutte sono l’inevitabile risultato di un grande applauso, un pezzo di carta e una toga che avete indossato per poche ore. Esistono però delle porte particolari (più lontane dalla concezione italiana ma molto reali oltreoceano) che non si riescono a richiudere alle proprie spalle, come se qualcosa rimanesse incastrato nello stipite e non lasciasse la vostra vita accademica nel passato: i debiti dello studente.
Il problema di questi debiti e del loro peso sulle tasche dei contribuenti e dello Stato americano è diventato un argomento centrale nella campagna presidenziale 2016. La materia dei prestiti federali e privati a fini accademici è una spada di Damocle sopra il Tesoro, delineata da cifre che non possono far altro che allarmare la nuova amministrazione.

Perché in Italia si sente parlare così poco dei debiti degli studenti? Ogni anno molti studenti universitari Italiani decidono di terminare gli studi prematuramente: scarse prospettive di lavoro e corsi di laurea poco coinvolgenti sono solo alcuni dei motivi che spingono i diplomati italiani ad abbandonare l’università. Il 7% lascia i banchi accademici nel primo anno, mentre dopo tre anni il 19% perde le speranze e si concentra sul mondo del lavoro1. Negli ultimi anni, i problemi economici che hanno colpito le famiglie italiane, hanno anche influito sulla carriera accademica degli studenti. In pochi riescono ad ottenere borse di studio (il 7%), che non copre tutte le spese: le rette universitarie non sono le uniche uscite che uno studente deve affrontare, soprattutto se fuori sede. Libri, trasporti, alloggio comportano ingenti costi che lo studente non riesce a sostenere senza il supporto della famiglia o di un lavoro. I prestiti d’onore per studenti sono poco conosciuti e di rado consentono di coprire tutte le spese. Tra tutti gli istituti di credito, pochi offrono questa possibilità e richiedono votazioni alte e diverse garanzie: le quote che mettono a disposizione non superano i 25.000-30.000 euro complessivi, divisi in rate di 3.000 euro circa. Questi prestiti non coprono lontanamente tutte le spese dello studente.
Anche le prospettive di rimborso non sono particolarmente allettanti: la restituzione inizia una volta conclusi gli studi, con la possibilità di posticipare il pagamento di un anno (nei migliori dei casi), lasciando quindi poco tempo allo studente per cercare un lavoro adeguato ed iniziare a pagare le rate del prestito.
Università e Scuole di Formazione cominciano solo adesso ad offrire qualche agevolazione a studenti meno abbienti, al di fuori delle borse di studio proposte. Rette divise per fasce di reddito, libri gratuiti e alloggi convenzionati sono gli strumenti più comuni messi a disposizione, ma non bastano. Secondo i dati Eurydice, le tasse universitarie italiane sono le più alte in Europa, da cui sono esonerati solo il 12% dei laureandi, in confronto per esempio alla Francia al 35%. Al fine di creare nuove opportunità accessibili a tutti gli studenti, Università ed Istituti Bancari devono presentare opzioni adatte per gli allievi. La realtà dei prestiti d’onore deve essere affiancata ad un’adeguata educazione finanziaria per lo studente, non solo per evitare spese futili, ma anche per varare un programma di prestito e rimborso che rispecchi le capacità economiche effettive dell’universitario.
Di fronte a queste dinamiche delicate ma essenziali, è utile volgere lo sguardo oltreoceano per osservare il problema dei debiti dello studente.

Oltre l’Atlantico

Il debito degli studenti americani ha avuto un incremento complessivo da $240 miliardi nel 2003 a $1.3 trilioni nel 2016, un aumento giustificato dall’espansione non solo del numero di studenti contraenti, ma anche dalla media del singolo prestito, che cresce ad un ritmo del 54% dal 2011: attualmente uno studente entra nel mondo del lavoro con un debito medio di quasi $30,0001. Il governo permette agli universitari (undergraduate – laurea di primo livello di quattro anni) di richiedere un prestito fino a $57,500, mentre non esiste un margine per i dottorati (post-graduate) da cui ci si aspetta uno stipendio futuro decisamente più alto, e quindi una maggior capacità di ripagare il debito stesso.
La crescita media del 13% nella retta scolastica non può spiegare da sola queste cifre. La distribuzione del reddito famigliare, sofferente per l’ineguaglianza e la crisi globale, aggiunge un altro pezzo al puzzle, senza però definire un quadro completo.
Il fenomeno considerato è diffuso su tutto il suolo statunitense.

In un recente sondaggio
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condotto da FINRA Investor Education Foundation, i debiti degli studenti sono distribuiti tra diversi livelli di età in modo disomogeneo: il 45% dei cittadini compresi tra i 18 e 34 anni sono in debito, il 27% per quelli tra i 35 e 54 anni, con un rimanente 9% per i corrispondenti ultra cinquantacinquenni.

Nel 1965 il governo americano presenta il programma Guaranteed Student Loan (Prestito garantito agli studenti), modificato successivamente durante gli anni ed adattato alle sfide della finanza contemporanea. Questo piano si è tradotto nella creazione di opzioni di credito ai laureandi, con parametri d’idoneità, del tasso di interesse e la garanzia contro l’insolvenza decisi dal governo federale e dal congresso.

Questa diversificazione offriva agli studenti i Stafford Loans (Prestiti Stafford) e Direct Loans (Prestiti Diretti): fino al 2010, i Stafford Loans prevedevano una componente privata che fungeva da intermediario imponendo i propri tassi di interesse ed opzioni di garanzia, mentre il programma dei Direct Loans (Prestiti Diretti) era gestito esclusivamente dal settore pubblico. In generale, i prestiti pubblici propongono soluzioni di rimborso migliori, ma difficilmente riescono a coprire l’intera retta accademica.
Dal 2010 l’entità privata nei Stafford Loans viene limitato a quello semplicemente “consultivo”, dedicato a monitoraggio e comunicazione, conferendo al Ministero dell’Istruzione la gestione complessiva dei debiti degli studenti.
Con alle spalle la crisi finanziaria, gli istituti privati sono ora tornati sotto i riflettori, spinti anche dagli eventi recenti della politica americana. I prestiti privati sono diversi dai prestiti federali che mantengono la loro primaria competitività, avendo bisogno di un “co-firmatario” solvibile e un buon profilo di credito. I prestiti privati non ammettono l’insolvenza del contraente. In contrasto, il governo federale offre prestiti agevolati e non agevolati a seconda della condizione e delle capacità di rimborso del debitore. I benefici dei prestiti agevolati includono un tasso di interesse del 0% durante gli anni accademici per gli studenti meno abbienti.
Con la legge sui debiti degli studenti (Student Loan Certainty Act) del 2013, i tassi di interesse riflettono quello dei buoni del Tesoro decennali al momento dell’emissione, fissi sull’intera durata del prestito stesso. Un tasso di interesse più alto può assicurare un incentivo ad uno sforzo e responsabilità accademica maggiore, mentre un tasso più basso permette dei pagamenti più pratici e meno insolvenze. Un’agevolazione sugli interessi è un metodo costoso e disorganizzato per ridurre la possibilità d’insolvenza, ma piccoli passi sono stati fatti verso la giusta direzione.

I piani di rimborso differiscono tra gli emittenti privati e pubblici, ma entrambi sono soggetti alle decisioni della legislatura e l’andamento dei mercati. La maggior parte dei richiedenti sceglie un prestito federale, mentre il 22% mostra di avere sia prestiti privati che pubblici, con differenti metodi di rimborso durante un periodo di 10-20 anni. Solo il 51% dei debitori pagano (o hanno pagato) regolarmente, mentre i soggetti rimanenti incontrano diverse difficoltà nel pagamento: i richiedenti che appartengono a minoranze etniche sono i soggetti con più segnalazioni e a rischio di insolvenza. Ricerche recenti mostrano almeno 8 milioni di Americani in insolvenza, diminuiti dagli anni precedenti con l’introduzione di programmi dell’amministrazione di Obama che prevedono opzioni di rimborso basate sul reddito. Donne e uomini sono divisi da una differenza del 9% per quanto riguarda l’abilità e l’interesse a rimborsare il prestito, una discrepanza troppo piccola per delineare un pattern concreto1. Il problema compare nell’incompatibilità tra costo e benefici dell’educazione (Dynarski, 2014): lo studente infatti dovrebbe rimborsare il debito appena si laurea, in un momento in cui si trova particolarmente vulnerabile economicamente e in cerca di liquidità.
Pochi debitori conosco o hanno considerato un programma di rimborso in base al reddito acquisito una volta laureati ed entranti nella workforce, una soluzione interessante che necessita di ulteriore sviluppo e miglioramento. Durante gli anni di Obama alla Casa Bianca, il programma Pay As You Earn (Paga quando guadagni) limita le rate al 10% dello stipendio per 20 anni, ma non si adegua automaticamente ai cambiamenti nello stipendio del debitore, avendo quindi bisogno di una verifica annua. Questo metodo di rimborso viene usato da quasi 5.3 milioni di Americani per diversi tipi di debiti, da debiti per carte di credito a mutui immobiliari, raggiungendo l’ammontare di circa $269 miliardi. Il Ministero dell’Istruzione suggerisce questa opzione, solo nel caso in cui il metodo di pagamento standard (rateale) supera le rate dell’opzione basata sul reddito.
Questo sistema ha provocato diverse critiche: se il piano di rimborso è legato allo stipendio futuro, il debitore potrebbe essere incoraggiato ad aumentare l’importo del prestito nella speranza (o l’illusione) di un reddito alto, creando una perdita notevole per i contribuenti al termine dei 20 anni contrattuali. I debiti più ingenti saranno quindi stralciati dopo 20 anni per un importo maggiore rispetto ai richiedenti meno esigenti che rappresentano la maggioranza degli studenti in debito. Secondo il Government Accountability Office (GAO), l’ufficio investigativo del Congresso, il programma di rimborso basato sul reddito viene scelto principalmente dai laureati post-universitari e dottorati (post-graduate) che non presentano alcuna difficoltà ad onorare i propri debiti anche con il metodo di rimborso standard. Gli studenti che abbandonano il college prima di terminare gli studi con meno di $10,000 in debito, tendono a scegliere il rimborso rateale, portandosi ancora più a rischio di insolvenza.
La ricerca approfondita del GAO ha dimostrato come il governo si appresti a stralciare $137 miliardi (di questi, $108 miliardi vengono effettivamente stralciati mentre $29 miliardi sono annullati per morte o disabilità del contraente) nel prossimo futuro con il rimborso basato sul reddito, solo considerando l’anno fiscale 2016. Il governo inoltre si aspetta un ritorno più basso di quello previsto dal programma citato. Le critiche a quest’ultimo non finiscono qui: il Ministero dell’Istruzione non considera infatti l’influenza dell’inflazione sullo stipendio del debitore, creando significative discrepanze con le reali capacità di rimborso del contraente.

Tra queste preoccupazioni ed opportunità, gli studenti americani guardano al nuovo Presidente in cerca di risposte e chiarimenti sulla sua posizione a riguardo. Un accenno poco rassicurante arriva dalla proposta di bilancio rilasciata a Maggio 2017. Affiancato dal Segretario all’Istruzione, Betsy DeVos, Trump ha presentato al Congresso un piano di tagli ai costi ai programmi di prestiti accademici che ha allarmato non solo gli studenti ma anche gli stessi operatori pubblici.
Il Dipartimento dell’Istruzione vedrà diminuire il suo budget di circa $9.2 miliardi, portando grandi cambiamenti al sistema di prestiti federali. La più sconcertante novità è l’eliminazione dei prestiti agevolati che il governo offriva ad un tasso di interesse del 0% durante gli anni accademici: questa opzione era decisamente favorita dagli studenti meno abbienti, che potevano dedicarsi agli studi senza la preoccupazione di accumulare ancora più debito.
Altri incentivi per gli studenti con meno risorse economiche a disposizione saranno eliminate dal nuovo budget: il fondo per lo studente con un lavoro in ambito federale aiutava l’universitario a finanziare i costi dell’educazione magistrale e dottorato, e non sarà più contemplato se il budget viene accettato dal Congresso.
Anche gli impiegati pubblici sono colpiti dalla spada di Trump: il programma di Eliminazione del Debito degli Operatori Pubblici (Public Service Loan Forgiveness), entrato in vigore nel 2007, permetteva ad ogni impiegato federale, governativo o di organizzazioni senza scopo di lucro, di vedere i propri debiti stralciati dopo 10 anni di rimborso. Senza questa opzione, gli impiegati pubblici dovranno rimborsare i propri debiti universitari secondo le modalità generali, previste dal Ministero dell’Istruzione o dall’ente privato da cui hanno contratto il prestito.
Proprio in questo frangente, Trump vuole tagliare i ponti con il passato: il suo piano di rimborso si sposta dal 10% sul reddito del debitore su 20 anni, costituito da Obama, a 12,5% su un periodo di 15 anni per i laureati undergraduate (laurea triennale) e su 30 anni per quelli di laurea magistrale. Nonostante non abbia definito i parametri o i costi fiscali di questa manovra, egli assicura che le università saranno costrette ad abbassare le rette: attraverso il taglio dei “parametri federali che i college e le università devono sostenere con costi ingenti”, le istituzioni accademiche avranno più fondi da investire sui propri studenti, mantenendo il loro status di esenzione ed altri benefici fiscali.
Nel mezzo di queste manovre preoccupanti, si trova un piccolo spiraglio di luce. Uno dei programmi di sostegno economico per gli studenti meno abbienti, Pell Grant, verrà esteso a tutto l’anno accademico, non solo a due semestri. Nonostante sia un passo avanti, non è abbastanza per sopperire agli altri tagli.
L’obiettivo di Trump sembra essere focalizzato sul rimuovere i programmi di prestito agli studenti dalle abitudini governative, conferendo agli istituti privati l’unica gestione degli stessi.
Attualmente, i prestiti federali offrono più opzioni di rimborso e tassi di interesse più bassi. I prestiti privati, invece, saranno guidati dal mercato, mentre banche ed università insieme valuteranno l’idoneità del candidato, basata sulla sua reale capacità di rimborsare il debito, facendo scomparire la tendenza a contrarre un debito più ingente del dovuto.
I Repubblicani hanno sempre inseguito la deregolamentazione, ed ora si trovano davanti una strada più chiara verso la privatizzazione, incentivati anche dal prossimo Reauthorization of the Higher Education Act (Legge sulla Nuova Autorizzazione dell’Educazione Secondaria). Le minacce di diminuire i fondi federali per college ed università che non limitano le proprie rette possono inavvertitamente innescare una crescita di donazioni e supporto privato alle stesse, diminuendo od azzerando così il ruolo essenziale del Ministero dell’Istruzione.

L’effetto Trump su questo Trono di Debiti estende la sua ondata fino alle imprese sponsorizzate dal governo Fannie Mae e Freddie Mac. Subito prima delle elezioni, Fannie Mae ha annunciato un nuovo piano congiunto “Student Loan Payoff ReFi” con SoFi Lending Corporation, un istituto di credito per studenti. Il piano permette agli studenti di pagare il debito direttamente all’emittente rifinanziando il loro mutuo ad un tasso più basso. Il valore delle azioni di Fannie Mae è quindi aumentato l’8 Novembre da $1.650 a $3.080 nei soli venti giorni successivi, aspettando la crescita futura delle richieste dei prestiti che offrono.
L’altra istituzione presa in considerazione è Freddie Mac, che ha sofferto molto durante gli anni di Obama al governo per l’indifferenza presidenziale alle richieste di Wall Street e le diverse cause condotte nel 2014. Come Fannie Mae, anch’essa offre prestiti agli studenti attraverso il rifinanziamento di un mutuo precedente. Il suo valore sul mercato è andato alle stelle dopo le elezioni, come per Sallie Mae, uno dei più grandi emittenti privati di prestiti agli studenti. L’aumento repentino di altri operatori lucrativi nell’ambito (DeVry Education Group e Apollo Education Group tra i tanti) non è quindi una sorpresa.

grafico1Figura 3: Fannie Mae sul mercato. Nov 2016. Fonte: Bloomberg

grafico2Figura 4: Freddie Mac sul mercato Nov. 2016. Fonte: Bloomberg

Il comportamento poco prevedibile del Presidente, dalla sua più completa inosservanza dei rapporti diplomatici ai suoi compromessi post-elettorali, rende il verdetto sul futuro dei debiti degli studenti indecifrabile. Aspettarsi che Trump mantenga le sue promesse è un azzardo sia per i mercati che per i futuri debitori. I mercati potrebbero infatti condurre gli investitori verso certi prodotti finanziari che sono strettamente influenzati dalle scelte politiche presidenziali: mentre le parole dei presidenti americani precedenti erano considerate come patti inviolabili, i discorsi di Trump devono essere analizzati e formalizzati attentamente. In questa atmosfera di incertezza, quale potrebbe essere l’ancora di salvezza (e di stabilità) dei mercati? La risposta è paradossalmente la stessa educazione, in due diverse connotazioni.

In primo luogo, il campo dell’istruzione deve subire una ristrutturazione. Se le decisioni alla Casa Bianca sono poco chiare, istituzioni e scuole dovrebbero prendere l’iniziativa per risolvere il problema. Senza cadere nella visione limitata dei conservatori fiscali e speculatori di bolle sull’educazione superiore, non vi è alcun dubbio che l’istruzione porta ad impieghi migliori, stipendi più alti, ed infine migliori prestazioni economiche del Paese. Ciononostante, il sistema è come d’abitudine mal distribuito. Alcune lauree sono note come mezzi con maggior possibilità di successo e reddito di altre, ma l’istituzione scolastica di appartenenza impone la stessa retta per tutti i corsi. Inoltre, molte aree di studio sono sopravvalutate o sottovalutate in termine di reddito futuro. I prestiti che gli studenti sottoscrivono per conseguire queste carriere non sono adeguati ai diversi fattori endogeni. Le scuole devono quindi prendere in considerazione il reale potenziale di un corso di laurea e fare dei cambiamenti allineati. I mercati saranno in grado di offrire andamenti (quasi) prevedibili e prodotti meno rischiosi, migliorando infine il trend economico generale. Questa visione, per quanto improbabile, è un piccolo passo per rendere le istituzioni davvero responsabili non solo per il cammino accademico del singolo studente, ma anche per il loro futuro e rendimento.
Lasciando il concetto più istituzionale d’istruzione, la seconda nozione si basa sul bisogno dell’educazione finanziaria tra gli studenti stessi. Gli studenti di economia sembrano essere gli unici con una conoscenza e dimestichezza con le proprie finanze, che in parte guadagnano dal loro corso di laurea, una volta firmato il contratto di finanziamento. L’educazione finanziaria dovrebbe essere insegnata molto prima, quando gli studenti entrano in contatto con il mondo dei lavori part-time dopo la scuola e la paghetta personale. Nonostante sia particolarmente improbabile che uno studente riesca a risparmiare abbastanza per l’università, è importante per il singolo essere in grado di districarsi tra i vari prestiti ed opzioni di rimborso che gli istituti di credito offrono. I sondaggi condotti negli ultimi anni hanno delineato un ritratto allarmante sull’ignoranza e gli errori di valutazione al momento della firma del contratto. Se gli studenti potessero cambiare le proprie decisioni riguardo al prestito, il 53% di questi sceglierebbe un cammino completamente diverso. La maggior parte di loro non era al corrente del rimborso basato sul reddito, o non ha approfondito le effettive possibilità di assunzione con la carriera accademica scelta. L’istruzione, nella sua natura più intrinseca, diviene quindi la soluzione. Gli studenti liceali con una prima conoscenza finanziaria hanno molte più possibilità di scegliere un cammino di credito che è più adeguato alle loro reali capacità di rimborso. Seguendo le parole di Trump, gli studenti futuri tenderanno ad approfittare delle nuove opzioni di rimborso, con poca attenzione all’impatto reale dei tassi di interesse, rapporto di credito e debito nazionale. Il fattore privato, che il neo-eletto Presidente sembra avere particolarmente a cuore, è ancora più preoccupante. Le agenzie di credito, fino adesso legate e monitorate dal governo federale, avranno carta bianca per riscrivere le regole del Trono di Debiti. Queste imprese, insieme agli istituti accademici, stanno per diventare gli squali nel mare dell’istruzione, pronti per adeguare le loro rette e promuovere i propri interessi. In questa oscurità, la luce dell’educazione finanziaria incide ora come non mai, per permettere a tutti di raggiungere i propri scopi con le opzioni e le conoscenze migliori.

Arianna Filippi
R&D Manager
Global Thinking Foundation

Bibliografia

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