L’Iban? Lo chieda a mio marito

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Secondo un’indagine dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano realizzata in collaborazione con Banca Widiba, in Italia una donna su tre non percepisce una fonte di reddito propria e soltanto una su venti ne ha una integrativa. La propensione alla gestione del denaro e all’investimento, di conseguenza, risulta in generale inferiore nelle donne rispetto agli uomini.

Aprire un conto corrente, comprendere le voci delle bollette, accendere un mutuo o anche, semplicemente, gestire i propri risparmi: il livello di educazione finanziaria dimostra di essere ancora inadeguato nella popolazione femminile nostrana. Si inizia da adolescenti: nella media, se 1 ragazzi dei paesi Ocse hanno un punteggio del 2 per cento più alto delle loro coetanee, da noi il gender gap raggiunge il 15 per cento.

Alcuni saranno sorpresi dal sapere che tale gap non si accorcia di molto in presenza di donne laureate in discipline economiche e matematiche, visto che solamente la metà ha esperienza in investimenti finanziari, a fronte del 65% degli uomini. Questo sarebbe collegato a diversi fattori. In primis, la credenza, fortemente stereotipica ma ancora radicata, che vi sia nelle donne un’insicurezza di base nel momento in cui si rapportano al mondo della finanza.
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