Articolo di Giancarla e Rossella Gargantini, Ambassador Global Thinking Foundation
Chi ha insegnato come me per circa quarant’anni nella scuola primaria ha osservato fenomeni ricorrenti. Uno dei più evidenti riguarda la diversa “immagine” che le bambine e i bambini mostrano nelle discipline scientifiche e linguistiche: la matematica sembra “territorio” dei maschi, mentre la scrittura, soprattutto quella legata alle emozioni, sembra valorizzare meglio le femmine.
Questa percezione è diffusa, tanto che sembra aleggiare nelle aule scolastiche.
Eppure le neuroscienze ci dicono che non esistono motivazioni biologiche o cognitive che giustificano tali differenze. Ed è proprio qui che l’educazione finanziaria, che nasce dalla matematica ma vive di linguaggio specifico, può offrire una chiave di lettura preziosa.
Nella mia esperienza di insegnante di matematica posso affermare che sin dalla prima elementare le femmine esitano prima di rispondere, chiedono conferme, temono l’errore e si percepiscono meno adatte all’ambito logico-matematico.
Inoltre vivono in una società con modelli culturali che associano la matematica alla velocità, alla tecnologia e alla “genialità”.
I maschi, invece, appaiono più disinvolti, più rapidi, più propensi a rischiare, meno coinvolti emotivamente e meno paurosi dell’errore. Tutto questo può creare un’immagine distorta che fa apparire i maschi più bravi ma spesso sono solo più sicuri.
Forse le differenze nell’approccio alla disciplina derivano dalle diverse modalità di gioco anche matematico che viene offerto.
I maschi ricevono più giochi di costruzione, di strategia e vengono indirizzati più frequentemente verso attività di movimento con regole numeriche e giochi di problem solving.
Le femmine ricevono più giochi simbolici, di cura e linguistici.
Questo crea esperienze matematiche diverse, non capacità diverse.
La matematica, e quindi l’educazione finanziaria, richiedono tentativi, errori, strategie e chi teme di sbagliare parte svantaggiato non perché meno capace ma perché è meno libero.
Le insegnanti di lingua, con le quali ho condiviso i percorsi educativi-didattici nelle diverse scuole, hanno notato spesso che le femmine scrivono testi più ricchi, mostrano maggiore capacità introspettiva, curano la forma, raccontano emozioni con naturalezza ed i loro elaborati risultano sempre più curati ed ordinati.
I maschi, invece, dimostrano di essere più essenziali, capaci di concentrarsi sull’azione evitando la dimensione emotiva, con il risultato di produzioni sintetiche e ridotte.
Anche qui non esistono basi scientifiche che spieghino una predisposizione naturale. La differenza nasce da modelli culturali, da aspettative familiari e da un minore incoraggiamento all’espressione emotiva.
Le neuroscienze e la psicologia dello sviluppo concordano che le abilità matematiche e linguistiche sono equamente distribuite tra bambini e bambine, non esistono differenze cerebrali significative: le prestazioni dipendono dal contesto, dagli stereotipi di genere, dal contesto socio-culturale, dalle aspettative degli adulti e non dalla biologia.
Secondo il Rapporto Nazionale IEA TIMSS 2023-Capitolo 6-pagina 84 già alla primaria i maschi ottengono punteggi più alti in matematica e scienze. Questa “forbice” tra femmine e maschi non è imputabile, nella maggioranza dei casi, ad una maggiore capacità di questi ultimi, bensì a differenze di atteggiamento: velocità di risposta e fiducia. Gli stereotipi culturali influenzano la percezione delle discipline STEM come “più maschili.” In Italia solo circa Il 16,5% delle donne tra i 25 ed i 34 anni possiede una laurea in STEM contro Il 38% degli uomini (Sole 24 ore del 12 febbraio 2026).
È abbastanza evidente che è la percezione di sé che influenza l’autostima, le relazioni ed il comportamento ed è più determinante della capacità reale. Perciò, ciò che vediamo non è ciò che è: ciò che osserviamo è ciò che i condizionamenti permettono di esprimere.
L’educazione finanziaria è un ponte tra matematica e linguaggio, richiede capacità di calcolo, competenze logiche, capacità di problem solving, abilità nel raccontare le proprie scelte, abitudine ad analizzare il contesto che ci circonda, consapevolezza emotiva e pensiero critico.
Se le bambine si sentono meno sicure nei numeri, rischiano di avvicinarsi meno ai temi come il risparmio, il potere d’acquisto, il valore del denaro e le scelte economiche per una gestione finanziaria consapevole ed oculata.
Se i bambini si sentono meno competenti nella scrittura, rischiano di non riflettere sulle emozioni legate al denaro, di non comprendere la differenza tra bisogni e desideri, di non sviluppare la dimensione narrativa delle scelte economiche, rischiando di agire in modo impulsivo rincorrendo il mito dei “soldi facili ed immediati”.
Il gender gap scolastico diventa gender gap finanziario e questo rende ancora più urgente intervenire con percorsi di educazione finanziaria sin dalla tenera età che vedano coinvolti sia i genitori che gli insegnanti.
La mia esperienza evidenzia differenze che le neuroscienze dicono non essere innate. “La scuola mi insegna che i bambini e le bambine diventano ciò che credono di poter essere”.
Le bambine non sono meno brave in matematica, i bambini non sono meno capaci nella scrittura.
Sono maschi e femmine che crescono dentro “immagini” diverse, aspettative diverse, incoraggiamenti diversi.
L’educazione finanziaria può diventare il “veicolo inclusivo” dove la matematica non spaventa, la scrittura non divide e le competenze si intrecciano.