COMUNICARE PER INCLUDERE: perché oggi l’autenticità è un atto sociale

Articolo di Sara Auletta, Resp. Brand Reputation, Websites Management & Communication Strategy

Viviamo in un tempo in cui le informazioni viaggiano velocissime, compresse in poche righe, spesso ridotte a slogan, titoli d’impatto o messaggi semplificati (spesso) al limite della superficialità. È un flusso continuo, che rischia di trasformare anche i temi più profondi in contenuti “usa e getta”. In questo scenario attuale, comunicare in modo autentico non è solo una scelta stilistica: è una responsabilità sociale.

Lavorando da anni nell’ambito della comunicazione (anche quella digitale), mi confronto ogni giorno con una domanda cruciale: come raccontare temi, spesso complessi (come la violenza economica, l’educazione finanziaria, l’indipendenza, l’autodeterminazione, la parità di genere…) senza banalizzarli, ma rendendoli accessibili, comprensibili e vicini alle persone?

Credo che non ci sia una “formula matematica precisa”, trovo che la risposta non risieda nella semplificazione estrema, ma nella chiarezza. Non nel ridurre i contenuti, ma nel trovare una modalità che parli davvero alle persone.
Comunicare in modo autentico significa partire dall’ascolto, comprendere i bisogni reali, intercettare le fragilità e trasformarle in consapevolezza. Vuol dire costruire ponti tra il linguaggio tecnico e la vita quotidiana, tra le politiche pubbliche e le scelte individuali.

Prendiamo il tema della violenza economica:
è una forma di abuso ancora poco conosciuta, spesso invisibile, che si manifesta attraverso il controllo delle risorse, la limitazione dell’accesso al denaro, la negazione dell’autonomia finanziaria. Non lascia lividi sul corpo, ma segna profondamente l’identità, la libertà e l’autostima delle persone che la subiscono.

Raccontarla in modo autentico significa dare voce a chi non riesce a riconoscere ciò che sta vivendo, offrire strumenti di comprensione, rompere il silenzio che la circonda.

Lo stesso vale per l’educazione finanziaria. Troppo spesso viene percepita come un argomento tecnico, distante, riservato agli addetti ai lavori. In realtà, riguarda la vita quotidiana di ciascuno di noi: il modo in cui gestiamo i risparmi, affrontiamo le spese, pianifichiamo il futuro, proteggiamo noi stessi e la nostra famiglia. Comunicarla in modo efficace significa renderla concreta, pratica, umana. Non vuol dire diventare esperti di finanza, ma acquisire consapevolezza, autonomia decisionale e capacità di scegliere.

In un contesto informativo sempre più saturo, dominato da contenuti rapidi e spesso artificiali, l’autenticità diventa un valore distintivo. Le persone non cercano solo informazioni, ma un senso. Non vogliono solo sapere, vogliono capire per sentirsi rappresentate, riconosciute ed ascoltate. È per questo che la comunicazione sociale deve recuperare profondità, con il fine di stimolare davvero alla riflessione.

Ricordiamo che comunicare in modo autentico non riguarda solo il mondo digitale o i canali istituzionali. Riguarda anche, e forse soprattutto, la realtà quotidiana, le relazioni, i luoghi fisici in cui le persone si incontrano, si confrontano e si scambiano informazioni. Diventa quindi fondamentale educare a distinguere tra contenuti affidabili e notizie artificiose, tra informazione e manipolazione, tra verità e semplificazione estrema.
Saper riconoscere fonti autorevoli, sviluppare spirito critico e allenare la capacità di analisi non è più solo una competenza utile, ma una vera forma di tutela individuale e collettiva.

La diffusione incontrollata di informazioni parziali, distorte o costruite ad arte per aumentare le visualizzazioni, genera spesso confusione, alimenta paure, rafforza stereotipi e mina la fiducia negli altri. Per questo, comunicare in modo autentico significa anche assumersi la responsabilità di contrastare il proliferare delle fake news, promuovendo una cultura dell’informazione basata sulla verifica, sull’approfondimento e sulla trasparenza. È un lavoro lento, paziente, spesso invisibile, ma assolutamente necessario. Perché solo le persone informate e consapevoli possono compiere scelte realmente libere, in ogni ambito della vita.

Credo quindi che comunicare significhi prima di tutto, prendersi cura. Ogni parola, immagine, messaggio ha un impatto. Può rafforzare stereotipi o scardinarli, può semplificare eccessivamente o aprire nuovi sguardi, ma anche allontanare o creare connessioni.
Scegliere l’autenticità vuol dire assumersi la responsabilità di questo impatto.

Un linguaggio autentico non è mai neutro: è empatico, inclusivo, rispettoso.

Ma autenticità significa anche coerenza. Non basta parlare di valori: occorre incarnarli. Ogni progetto, ogni iniziativa, ogni campagna deve essere allineata a ciò che viene comunicato.

La comunicazione sociale oggi è chiamata a un compito decisamente ambizioso: non limitarsi a informare, ma contribuire a formare cittadini più consapevoli, autonomi, capaci di esercitare i propri diritti e riconoscere il proprio valore. Che quindi non rincorre i trend del momento, ma costruisce significati durevoli nel tempo.

In un mondo che corre veloce, scegliere di comunicare con profondità è un atto controcorrente. Ma è proprio in questa scelta che risiede la possibilità di generare un cambiamento reale.
Perché comunicare, oggi più che mai, significa prendersi cura del futuro.

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