Finalmente un Mese dell’Educazione Finanziaria

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22 October 2018 NEWSLETTER GLT

Di Claudia Segre

Presidente Global Thinking Foundation

 

In questi primi due anni anni di attività e’ forse venuta l’ora di fare un bilancio aldilà dei contributi a sostegno delle Borse di Studio e dei percorsi scolastici universitari che hanno visto Global Thinking Foundation attiva su più fronti per sostenere la qualità dell’Educazione per ragazze e ragazzi non abbienti e meritevoli , e facendo così suo uno dei principali obiettivi dell’Agenda 2030 sulla sostenibilità economica . Un’attenta riflessione sull’esperienza di oltre 15 anni degli USA e degli altri paesi anglosassoni dall’Inghilterra al Canada ed all’Australia vede la percentuale di adulti con un’educazione basica in materia finanziaria a ridosso del 60% mentre l’Italia scivola agli ultimi posti  ben al di sotto del 40% in linea con alcuni Paesi emergenti, secondo la ricerca S&P Global Finlit . Ed e’ proprio l’istituzione per legge di una strategia nazionale di educazione finanziaria che ha fatto del Mese dell’Educazione Finanziaria del prossimo Ottobre  ,( che negli USA e’ in Aprile e in Canada e in Inghilterra  in Novembre), un’opportunità unica per tracciare azioni e programmi di lungo termine che all’Italia mancano completamente .

Per questo motivo l’apertura di un ufficio a Parigi, dopo che nel 2017 la Francia si e’ affiancata ai Paesi anglosassoni, e la sede a New York  impegnata su progetti digitali verso le università e per le donne in quiescenza e senza copertura assicurativa, segue una fattiva dedizione ed esperienza accumulata sui tavoli degli Annual Meetings del Fondo Monetario Internazionale e come Membro Affiliato dell’INFE , l’International Network on Financial Education dell’OCSE . Dal confronto con le evidenze internazionali di efficacia ed anche  traendo spunto dagli studi di finanza comportamentale del Premio Nobel Thaler: e’ per noi evidente che colmare la carenza di competenze finanziaria ed economiche dovrebbe essere sfruttata come un’occasione  dalle autorità pubbliche per orientare  le scelte e non per limitarle irrigidendo le normative oltremodo, e quindi  ampliando una partecipazione consapevole all’uso del denaro e la cooperazione con le CSO, organizzazioni della socetà civile  , come in tutti i Paesi G20 perchè solo il connubio pubblico –privato può aiutare a superare il gap nazionale, e la strenua difesa a suon di normative del piccolo risparmiatore puo’ essere un boomerang per lui stesso.

Ciò che sta alla base però dello sviluppo della Fondazione e’ l’impegno sulla formazione verso le Donne e le Famiglie attraverso corsi e l’ausilio di materiali sia cartacei che digitali, sviluppati raccogliendo gli esiti delle attività sul territorio ed incontrando la cittadinanza,  ma soprattutto nasce  dalla volontà di portare il meglio delle esperienze internazionali mi ha reso consapevole della distanza abissale tra l’Italia e gli altri Paesi europei ma non solo , sulla presa d’atto e di volontà nell’affrontare questo vuoti di  competenze economiche di base. Ed e’ dall’attenta osservazione del legame tra questa carenza di conoscenze basilari in finanza e l’effetto domino sulle Famiglie della recente crisi bancaria, che ritengo non si possa assistere disarmati all’emergere di diffuse situazioni di sovraindebitamento ed eccesso di fiducia nelle decisioni finanziarie verso la complessità delle scelte di investimento e gestione dei propri risparmi di fronte a scenari complessi.

A 10 anni dal fallimento della Lehman Brothers  e’ vero che il sistema bancario internazionale e’ più solido e salvaguardato dalle crisi future, ma le conseguenze della crisi globale seguita all’evento con il contagio diffuso ha lasciato strascichi ed effetti tangibili sulle situazioni politiche ed economiche dei Paesi che ora vedono emergere  nuovi nazionalismi ed un impeto al protezionismo distrarre le autorità garanti di supervisione e sicurezza sui mercati da fenomeni nuovi e difficili da contenere: come lo shadow banking, e quindi lo spostamento verso nuovi attori non bancari ,e non vigilati, delle attività di finanziamento e pagamento digitali.

Se poi aggiungiamo un pronunciato gender gap rispetto ad altri Paesi, cioè una forte disparità tra uomini e donne, ed il relativo costo sociale non ammortizzato da corrette politiche di aiuto per le famiglie il quadro e’ completo. Dai risultati ISTAT più di un milione di famiglie sono mantenute da donne lavoratrici con un marito/compagno inattivo , e queste situazioni ricadono sui figli e sul futuro del Paese. Questo tipo di situazione, che rappresenta una triste e inamovibile realtà attualmente, rappresenta anche e soprattutto una mancata opportunità di inclusione sociale ed economica delle Donne e dipende sicuramente non solo da un problema di retaggio culturale, ma anche da una difficoltà di accesso a questo tipo di competenze economico-finanziarie che non sono fruibili né a scuola né in maniera completa per gli adulti più in generale. Ciò comporta un triste esito, particolarmente allarmante in tempi di rivoluzione digitale e di carenza di competenze tecnico scientifiche diffuse nei lavoratori italiani ed  il risultato è quello che anche nelle classifiche del lavoro vede un differenziale di genere nell’accesso al lavoro ove l’Italia resta  al di fuori di quelli che erano gli obiettivi prospettici della Convenzione di Istanbul e quindi ben al di sotto di quella che è la media europea al 60%,obiettivo fissato al 2010!, con una partecipazione al lavoro delle donne che si ferma al di sotto del 50%.

Le statistiche restano impietose e vedono poi un livello ancora basso di istruzione più in generale per l’Italia osservando le persone tra i 25 ed i 64 anni  i laureati risultano in  numero esiguo,  solo un quarto di quelli degli altri Paesi OCSE, il 4%